CHE COSA E' IL TUTORING ?   .scheda 1

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  da KEITH TOPPING - T U T O R I N G - ERICKSON  
     
 

INTRODUZIONE

 
     
 
Naturalmente non è una novità. I bambini si sono sempre aiutati fra loro, sia di propria iniziativa che stimolati dagli adulti. Nei primi anni di scuola gran parte del tempo viene dedicata ai giochi cooperativi con la sabbia, l’acqua e altri materiali. Durante tutti gli anni della scuola elementare i bambini svolgono in collaborazione giochi linguistici o di lettura, lavorano insieme al computer o in piccoli gruppi su “temi” di particolare interesse. E allora, qual è la novità?
In passato, in molte scuole sono stati adottati sistemi informali e spontanei in base ai quali i bambini aiutavano i coetanei o gli alunni più piccoli. Con il termine tutoring, invece, si intende un approccio più complesso e articolato. Tale concetto, infatti, implica necessariamente un’organizzazione precisa del lavoro, la definizione di un obiettivo preciso e richiede una “struttura”, per quanto flessibile e aperta. Perché un’azione di tutoring abbia successo è di solito necessario abbinare con cura tutor e tutee*, fissare orari frequenti e regolari per le attività da svolgere in collaborazione, fornire una formazione nelle tecniche del lavoro e eventualmente i materiali, applicare un sistema di monitoraggio e di supervisione e se necessario di valutazione.


*Con tutor si intende la persona che insegna attivamente, con tutee quella che riceve l’insegnamento.

 
     
  COOPERAZIONE VS. COMPETIZIONE  
     
 
La vita scolastica è una gara per assorbire quanto più possibile dall’insegnante le conoscenze prescritte, o non è piuttosto un’esperienza cooperativa di gruppo in cui i bambini imparano molto l’uno dall’altro per esigenze e scopi propri?
In un sistema che stimola la competizione, solo i vincitori ricevono necessariamente un premio mentre la maggioranza è inevitabilmente destinata al fallimento. Ma non è questa l’unica possibilità; sono state definite infatti tre modalità principali secondo cui può essere strutturato il processo di insegnamento/apprendimento: cooperativa, competitiva e individualista. Nella struttura cooperativa la riuscita di un alunno implica automaticamente anche la riuscita degli altri. In quella competitiva, invece, la riuscita di uno implica automaticamente che gli altri non riescano. In quella individualista, infine, i traguardi degli alunni sono autonomi e indipendenti e il fatto che uno raggiunga il proprio obiettivo non incide sugli altri e li lascia probabilmente indifferenti.
Rispetto alle esperienze di apprendimento competitivo o individualista, quelle di apprendimento cooperativo favoriscono una maggiore interazione fra bambini e una maggiore autostima e empatia. L’apprendimento cooperativo stimola inoltre l’interazione verbale e la prossimità fisica.
 
     
  GLI EFFETTI SOCIALI DEL TUTORING  
 

 

 
 
Il tutoring è “umanamente gratificante”. I tutor imparano a essere formativi nei confronti del loro tutee, sviluppano un senso di orgoglio e di autorealizzazione e acquisiscono fiducia e senso di responsabilità. Nel campo del tutoring il risultato più evidente è proprio l’aumento della fiducia in se stessi e del senso di adeguatezza da parte del tutor.

Il tutoring fra ragazzi di età diversa potrebbe dimostrarsi un ottimo mezzo per facilitare lo scambio e la crescita sociali fra membri di una stessa scuola, che rappresenta solo di nome una comunità. L’amicizia con un ragazzo più vecchio di status elevato rafforza l’autostima del tutee.

 
     
  GRATIFICAZIONI PROFESSIONALI  
 

 

 
 
E quali vantaggi ne traggono gli insegnanti?

I vantaggi, d’altro canto, sono numerosi. Di solito i bambini acquisiscono le tecniche di tutoring molto più rapidamente di quanto prevedano gli insegnanti e mostrano, nel corso di tale attività, una notevole autodisciplina, dovuta probabilmente al fatto di sentirsi responsabilizzati. Nella grande maggioranza dei casi, l’interazione nelle coppie è nettamente positiva e si creano rapporti che durano anche al di là della situazione di tutoring. Poiché quest’ultima rappresenta un “qualcosa di speciale”, la materia trattata in tale ambito gode di un’alta considerazione, sia durante lo svolgimento del progetto che dopo la sua conclusione.
Sia il tutor che il tutee sviluppano abilità sociali e atteggiamenti positivi, oltre a migliorare entrambi il proprio rendimento. Quest’ultimo aspetto è sicuramente quello più interessante per gli insegnanti – che in tal modo “prendono due piccioni con una fava”.
 
     
  GRANDI ASPETTATIVE  
     
 
Non si ottiene nulla senza sforzo e, come ha scritto Fuller nel 1732 “chi vuole il frutto deve salire sull’albero”. Anche se il tutoring presenta un ottimo rapporto costi-benefici, come in tutti gli aspetti della vita, un costo c’è. Il lato positivo, d’altra parte, è che, come in altri aspetti della vita, con la pratica esso diminuisce. Questo implica che il primo progetto deve funzionare e dimostrare di funzionare e a questo scopo è necessario un notevole impegno. Il successo del progetto è indispensabile per chi ne è l’autore, per garantire credibilità all’approccio tanto di fronte a se stesso quanto di fronte ai bambini sul campo di gioco, agli insegnati in sala professori e ai genitori all’ingresso della scuola.
In considerazione di tutto ciò, sarebbe opportuno cominciare con piccoli progetti prestando grande attenzione ai particolari.
 
 

 

 
 
RITORNO ALLA REALTA’
 
     
  E’ tutto molto interessante, penserete, però…i grandi programmi finanziati e sostenuti dalle università o dal governo possono anche dimostrare il valore del tutoring, ma a cosa servono all’insegnante ordinario, responsabile di una classe ma privo di altri mezzi, con poco tempo e praticamente nessun aiuto esterno?
Gli insegnanti sono molto impegnati. Le aspettative della società nei confronti del sistema educativo sono sempre maggiori e il curricolo in continua evoluzione sembra una galassia in procinto di esplodere. Dagli insegnanti si pretende sempre di più nello stesso tempo, nello stesso spazio e con le stesse risorse finanziarie. Le aspettative aumentano, ma non altrettanto aumentano gli stipendi, nonostante il livello di stress sia sempre più elevato e sempre più pressante sia l’importanza attribuita all’”affidabilità” professionale. In queste circostanze chi se non un folle correrebbe dei rischi per organizzare un progetto di tutoring?
E tuttavia, il tutoring (o qualsiasi altra innovazione pedagogica) non ha futuro finché resta dominio esclusivo delle università, degli enti speciali e di programmi sperimentali ben sovvenzionati. Solo quando viene inserito nella vita quotidiana di molte scuole può prendere piede, avere un impatto sull’apprendimento di un elevato numero di bambini e, a lungo termine, sopravvivere. Nel corso degli anni l’interesse per il tutoring ha attraversato fasi alterne ma, considerando la sua efficacia, lasciarlo cadere di nuovo nel dimenticatoio implicherebbe una grave perdita per molti bambini.
Non è sufficiente dimostrare l’efficacia di un metodo perché esso venga inserito nella prassi didattica consueta; deve anche dare, rispetto ad altri sistemi, risultati migliori assorbendo la stessa quantità di tempo e di energie degli insegnanti e le stesse risorse materiali. Anche così non ci sono garanzie che esso venga adottato su larga scala se non presenta anche un vantaggio personale per l’insegnante: è quindi utile che sia divertente da applicare. Fortunatamente, negli ultimi anni sono state elaborate forme di tutoring che presentano queste caratteristiche.
 
     
  DOVE COMINCIARE  
     
 
Quindi, voi, dove potete cominciare?

… tutto quello che dovete fare è decidere “chi deve insegnare cosa a chi e a che scopo, come d dove, quando e con che frequenza”.
In ogni caso, due semplici regole restano sempre valide: fare progetti semplici e di dimensioni limitate. Si tratta di regole basilari di sopravvivenza.
 
     
  ORGANIZZARE UN PROGETTO TUTORING  
     
  Il tutoring può funzionare ma il suo successo non è però scontato. Perché un progetto centri i suoi obiettivi è necessaria una pianificazione accurata, soprattutto se si tratta del primo tentativo.  
     
  SOSTEGNO DEGLI ALTRI INSEGNANTI  
     
  E’ auspicabile che vi sia un certo sostegno da parte dei colleghi all’interno come all’esterno della scuola: soprattutto se si tratta di un primo tentativo ciò aumenterà notevolmente le probabilità di successo. Condizione minima sarà in ogni caso l’assenso del preside. Se, inoltre, è la prima volta che la scuola organizza un progetto di questo tipo, sarà opportuno avvalersi dei consigli e del supporto di colleghi di altre scuole con maggiore esperienza nel tutoring oltre che di consulenti specializzati.
Dai colleghi ci si potranno aspettare quattro tipi di reazione. Alcuni, valutando il progetto un errore, esprimeranno la propria disapprovazione o assumeranno un atteggiamento apertamente ostruzionistico. Altri si dimostreranno perlopiù indifferenti e forse voi apprezzerete la loro non interferenza. Il terzo tipo di reazione sarà quello dei colleghi che valuteranno positivamente la proposta, ritenendola “un’idea magnifica” e saranno prodighi di incoraggiamenti. Benissimo: al principio queste parole vi fanno piacere, ma dovrete poi constatare che esse non si traducono in un aiuto concreto. Il quarto e più valido tipo di reazione sarà quello dei colleghi che oltre a dimostrarsi molto interessati si dichiareranno disposti a fornirvi aiuti pratici, tempo e risorse, forse anche perché convinti di poter apprendere qualcosa dal progetto.
Nella fase di programmazione è estremamente importante chiarire bene la questione dell’attribuzione ad altri di compiti attinenti al vostro progetto.
 
     
  OBIETTIVI  
     
  Fin dal principio è utile definire gli obiettivi del progetto, specificando per iscritto in termini chiari e operativi i risultati che vi proponete di ottenere e stabilendo quali comportamenti dei vostri alunni vorreste vedere modificati alla fine del progetto.  
     
  SCELTA DEI PARTECIPANTI  
     
  Laddove tutee o tutor non esistano già come gruppo naturale, è forse necessario adottare un approccio individuale. In questo caso l’invito dovrà essere redatto in una forma chiara e utilizzato coerentemente in tutte le occasioni, per eliminare qualsiasi tipo di ansia provocato dall’approccio iniziale. E’ preferibile che i contatti vengano presi a livello personale, anche se alcuni coordinatori hanno utilizzato inviti scritti e messaggi pubblicitari riprodotti su poster e volantini o pubblicati sui giornalini scolastici. Una non trascurabile forma di pubblicità è infine il tamtam di notizie trasmesso da alunno ad alunno.  
     
  COMPOSIZIONE DEI GRUPPI  
     
  Nella maggior parte dei casi il tutoring viene effettuato a coppie (tutor e tutee), anche se a volte si ricorre al piccolo gruppo di tre, quattro o cinque alunni.  
     
  ABILITA’ DEGLI ALUNNI  
     
  La gamma di abilità possedute dagli alunni è un fattore fondamentale per la scelta e l’accoppiamento di tutor e tutee.
All’atto della prima formazione delle coppie sulla base delle abilità, può essere utile ordinare gli alunni in base al loro rendimento nell’area curricolare oggetto del tutoring, tracciando quindi una linea a circa metà dell’elenco e prendendo come tutor gli alunni nella parte superiore e come tutee quelli nella parte inferiore dell’elenco; il tutor migliore verrà quindi associato al tutee migliore, e così via.
 
     
  CONSENSO DEI GENITORI  
     
  Nei progetti di tutoring si presenta spesso il problema del consenso dei genitori. L’esperienza ha mostrato che gli alunni trovano tale progetto sufficientemente interessante da parlarne a casa, con il risultato che talvolta molti genitori si chiedono in che modo gli insegnanti utilizzino tempo e risorse. E’ quindi opportuno inviare una breve nota ai genitori di tutor e tutee, spiegando con parole semplici la natura del progetto, sottolineando che gli alunni ne trarranno benefici di tipo sociale e scolastico. E’ necessario fornire le informazioni essenziali, in un modo semplice, diretto e rassicurante  
     
  AREE CURRICOLARI  
     
  L’area curricolare più utilizzata per esperimenti di tutoring è senza dubbio la lettura e, in particolare, la lettura ad alta voce. Taluni progetti hanno privilegiato le abilità di riconoscimento lessicale, altri le strategie di decodifica, mentre solo un esiguo numero ha preso in esame aspetti più complessi quali la comprensione di testi scritti o l’analisi letteraria.

In altri progetti si è cercato di applicare i principi del tutoring allo sviluppo di concetti molto più astratti (es. campo matematico).

Anche l’area linguistica si presta bene a questo tipo di approccio e diversi suoi aspetti sono stati oggetto di esperimenti di tutoring: ad esempio, l’ampliamento del lessico, la comprensione di concetti complessi e il miglioramento della quantità e qualità del linguaggio espressivo nel tutee, spesso mediante l’utilizzo di giochi.
 
     
  MATERIALI DIDATTICI  
     
  L’esperienza ha dimostrato che, in genere, il tutoring permette di conseguire risultai migliori quando viene fatto uso di materiali strutturati. E’ fuori dubbio che la disponibilità di materiali suddivisi in sequenze, che permettono al tutee di procedere gradualmente e garantiscono un costante progresso, facilitano anche il compito del tutor e possono ridurre la complessità e la durata della fase di formazione.
L’insegnante comunque deve fare attenzione che l’eccessivo utilizzo di materiali strutturati non si traduca in un approccio rigido e meccanico da parte degli alunni. Essi, ad esempio, potrebbero frustrare lo spirito di iniziativa del tutor, ridurre le possibilità di una sua partecipazione creativa o, ancora, inibire automaticamente la capacità di generalizzare, ovvero di estendere spontaneamente l’attività di tutoring al di fuori degli spazi a esso riservati.
 
     
  REGISTRAZIONE DELLE ATTIVITA’ E DEI RISULTATI  
     
  In quasi tutti i progetti di tutoring viene adottata una qualche forma di registrazione delle attività svolte, a cura dell’insegnante, dei tutor e dei tutee in varie combinazioni.  
     
  TEMPI  
     
  Una prima decisione fondamentale riguarda gli orari di svolgimento del tutoring: interamente durante l’orario delle lezioni, fuori orario o suddiviso tre questi due momenti?  
     
  LUOGHI  
     
  Individuare gli spazi dove effettuare il progetto.
Sia nei tutoring con alunni di pari età anche in quelli di età diverse uno dei problemi è costituito dal rumore e dallo spostamento degli alunni da un locale all’altro e ciò si aggiunge ad altre difficoltà, come quella di far coincidere gli orari, ecc.
Nei progetti di tutoring a cui partecipano scuole diverse, si dovrà spiegare e mostrare agli ospiti la configurazione dell’edificio, un compito che idealmente dovrà essere svolto dagli alunni della scuola ospitante.
 
     
  DURATA DELLE SESSIONI  
     
  Ogni segmento di tutoring individuale dovrebbe avere una durata minima di 15 minuti. 30 minuti è senz’altro la durata media più diffusa.  
     
  DURATA DEL PROGETTO  
     
  La durata del progetto dovrebbe essere chiaramente fissata prima del suo inizio.
E’ bene infatti che tutor e tutee sappiano in cosa consisterà il loro impegno e quale ne sarà la durata. Inoltre, le ricerche sul tutoring evidenziano che sono i progetti a breve termine a produrre i risultati più elevati. Benché questo dato si possa spiegare con l’effetto “novità”, gli insegnanti attribuiscono un certo valore al cosiddetto “effetto Hawthorne” (ovvero l’impiego di forme di organizzazione sempre nuove per produrre incrementi a breve termine nei risultati).

…Si propone dunque una durata minima di 6 settimane.

Al termine di un breve periodo sperimentale è opportuno effettuare una prima valutazione, prendendo in esame feedback degli alunni e risultati ottenuti e, su questa base, apportare migliorie o definire gli orientamenti futuri.